lunedì 23 aprile 2018

Uovo in cocotte con asparagi e speck


Ed oggi è la volta dell'UOVO!
Alimento completo per eccellenza, proprio per il loro valore nutrizionale possono sostituire carne e pesce.
Sono consigliabili a colazione, come gli anglosassoni, associate ad una spremuta di frutta e una fettina di pane così da rendere questo pasto un pasto principale.
Abbiamo provato a comporre diversi piatti unici, così da poter darvi delle idee un po' alternative...
Cosa ne pensate?

Ingredienti per 1 persona

50ml di latte

1 uovo

3 asparagi

2 fette di speck sottili

1 cucchiaino di olio evo

sale


Tagliare la listarelle le fette di speck.

Lavare gli asparagi e tagliarli a tocchetti, saltarli in padella con olio per circa 5 minuti.

Aggiustare di sale.

In una cocottina o un ramekin versare il latte (la panna se non badate alle calorie), l'albume dell'uovo, salare e mescolare bene.

Aggiungere  poi gli asparagi e le listarelle di speck, infine il tuorlo.

Mettere in forno ben caldo a 180°C per 8-10 minuti, controllare la cottura il tuorlo dovrebbe rimanere morbido, ma vi assicuro che è ottimo pure se leggermente rassodato!




Altre bellissime proposte:

Carla Emilia: Meia desfeita 

Daniela: Egg cloud, l’uovo nuvola 

Maria Grazia: Omelette ricotta e rucola

Milena: Uova al tè
   
Simona: Cestini di barba di frate all’acciuga con uova di quaglia e aceto balsamico  

sabato 21 aprile 2018

Concicla alla maniera di Apicio ovvero zuppa di piselli dell'Antica Roma


Oggi il Calendario del Cibo Italiano parla della cucina dell'Antica Roma, la cucina dei nostri avi.
Nei tempi arcaici il piatto nazionale romano erano le crocchette rapprese di polenta di miglio cotta nel latte (puls fitilla), poi la vera e propria polenta, i pasti erano frugali ed essenziali.
A partire dall'età di Augusto, con la conquista dell'Oriente e gli intensi rapporti commerciali l'alimentazione romana cambiò rotta.
Il cibo prima inteso come puro sostentamento divenne in epoca imperiale ricerca del gusto, grazie anche all'uso delle spezie e dei profumi, importati dall'Oriente.
I romani consumavano solitamente in tre pasti quotidiani che agli inizi erano chiamati ientaculum, cena, vesperna e quando quest'ultima sparì, fu sostituita dal prandium.
La colazione (ientaculum) consumata prima di recarsi al lavoro era semplicissima: un bicchiere d'acqua o qualche avanzo della cena della sera prima, per il prandium, difficilmente il popolo tornava a casa, spesso si mangiava nelle tabernae, cibi semplici come uova sode, formaggio, legumi e pane.
Per tutti il pasto principale era quindi la cena, che si consumava attorno ad un tavolo seduti su panche, con pasti più o meno frugali a seconda delle disponibilità economiche e del ceto sociale.
Apicio fu il gastronomo dell'epoca, il primo che parlò di ricette di cucina. Nel III secolo d.C. si compilò una raccolta di ricette a nome di Apicio, il De re coquinaria (L'arte culinaria), in dieci libri, ma l'autore non è noto.
Da questo documento si evince l'importanza dei condimenti, del miele, degli aromi ,delle spezie, del mosto cotto, ma soprattutto del garum, una salsa a base di pesce.
Ecco una zuppa di piselli  chiamata Concicla (nome che indica le zuppe di legumi) e cucinata proprio alla maniera di Apicio.


Ingredienti per 4 persone

500g di piselli sgranati
50g di polpa di maiale tritata
150g di luganega
2 cipollotti
ligustico (1 canna piccola di sedano)
100ml di vino bianco
1 cucchiaio di garum (colatura di alici)
1 cucchiaino di pepe nero
1 cucchiaino di aneto
1 cucchiaino di origano
coriandolo
olio evo

Mettere i piselli sgranati e lavati in circa 500ml di acqua, quando arriva a bollore togliere la schiuma con un mestolo forato.
Aggiungere la luganega  a pezzetti.
Nel frattempo tritare due cipollotti e il sedano finemente.
Con la polpa di maiale tritata preparare piccole polpette poco più grandi dei piselli.
Unire polpettine sedano e cipollotti agli altri ingredienti.
Un in mortaio pestare il pepe nero, l'aneto, origano secco, allungare con colatura di alici e mescolare accuratamente dopo aver inserito anche il vino bianco.
Aggiungere le spezie e gli aromi alla concicla.
Prima di servire spolverizzare con coriandolo fresco tritato e un giro di olio evo.

Questa ricetta partecipa al Calendario del Cibo Italiano


martedì 17 aprile 2018

Pasta alle fave su crema di burrata



Inizio a pensare alla primavera quando vedo le prime viole e primule lungo i canali durante le mie passeggiate pomeridiane, sono bellissime nascoste tra gli steli d'erba non ancora del tutto verdi, hanno un fascino tutto loro.
Ma in cucina l'alimento che mi porta alla mente la primavera è la fava.
L'ho assaggiata per la prima volta una decina di anni fa, perchè mia madre non l'ha mai cucinata, sosteneva che non le piaceva e quindi era inutile prepararla, era una tipa così: decisa e autoritaria per certe cose, per altre estremamente insicura, ma sempre molto spontanea e impulsiva.
Torniamo alle fave, che io invece adoro, sia per il suo gusto sia per la consistenza, così in questo periodo mi scateno in diverse preparazioni. Il loro colore mi anticipa il verde della natura, proprio per questo a mio parere ricordano la primavera!
Ecco una pasta decisamente riuscita, che ho voluto trascrivere qui, proprio per poterla rifare e nello stesso tempo partecipare al contest di Consuelo, a cui tenevo tanto!
Un bacione e...provatela!!!


Ingredienti per 4 persone

320g di pasta paccheri (pàche Monograno Felicetti)
200g di fave sgusciate
250g di burrata
2 pomodori
olio evo
1 spicchio di aglio in camicia
peperoncino in polvere
sale e pepe

Togliere le fave dai baccelli e scottarle in acqua per circa 4-5 minuti, scolarle e spellarle.
Nel frattempo scaldare 5 cucchiai di olio evo, con lo spicchio di aglio in camicia, quando sfrigola e inizia a prendere colore toglierlo e aggiungere le fave spellate. Saltarle per  una decina di minuti aggiustando di sale e pepe.
In una pendola con acqua bollente scottare i pomodori per qualche minuto, poi scolarle spellarli e tagliarli a cubettini. Tenerli in disparte.
Mentre si cuoce la pasta in abbondante acqua salata, si taglia la burrata , in piccoli pezzi e si mette a sciogliere in un cucchiaio di olio a fuoco molto basso, fino a formare una crema.
Scolare la pasta, saltarla in padella con le fave e un paio di cucchiai di acqua di cottura.
Preparare i piatti ad uno ad uno, mettendo la crema di burrata a specchio sul fondo, poi in sequenza la pasta condita con le fave, una quenelle di crema di burrata, la dadolata di pomodoro fresco e una generosa spolverata di peperoncino in polvere

Con questa ricetta partecipo al Meat free contest ideato da Una mamma che cucina ed ospitato dal blog I biscotti della zia


lunedì 16 aprile 2018

Verza in agrodolce con miele e noci


Il miele, un alimento completo, un tesoro da non sottovalutare e tutto grazie alle api!
Oggi parliamo di questo alimento a cui sono attribuite numerose proprietà benefiche per il nostro benessere, tanto da essere giudicato un cibo addirittura terapeutico, utile a combattere, prevenire e curare molti disturbi, se non patologie vere e proprie.
Non dovrebbe mai mancare a tavola e nella dispensa!

Grazie alla sua ricchezza  dal punto di vista nutrizionale svolge un’azione tonificante e corroborante generale sull'organismo, stimola memoria e migliora la concentrazione.

Stimola il sistema immunitario , combatte l’invecchiamento cellulare ed ha un'azione antibiotica che aiuta a combattere le infezioni, soprattutto quelle delle vie aeree superiori come tosse, mal di gola e raffreddore, ricordate  il rimedio della nonna:  latte caldo, miele e cognac?

In cosmetica, si usa per combattere gli inestetismi della pelle (brufoli, acne e punti neri) e per rinforzare, lucidare e nutrire i capelli, rinforza unghie, ossa e denti grazie all'abbondanza di minerali in esso contenuti e pare non incentivi la formazione di carie.

Tutte queste proprietà devono indurre ad un suo consumo costante e regolare senza però esagerare,  è una fonte di zuccheri, che sebbene di tipo “nobile”, non devono mai superare la dose giornaliera adeguata e consumato con attenzione da chi  soffre di diabete.

Bisogna inoltre tener conto di eventuali intolleranze alimentari ed allergie che sono sempre in agguato, anche perchè se il miele non risulta trattato potrebbe contenere piccole percentuali di polline. Non di rado una persona riscontra di soffrire di un’alle
rgia o di un’intolleranza in età adulta. In tal caso il consumo di un alimento o una bevanda, miele compreso, potrebbe risultare molto dannoso.
Ma ecco la ricetta, un semplice contorno, ideale con le carni o anche come secondo piatto dopo un bel piatto di pasta!



Ingredienti per 4 persone

1 verza grande
3 cucchiai di olio evo
50ml di aceto di vino 
3 cucchiai di miele millefiori
20 noci
sale

Mondare la verza e tagliare a listarelle tutte le foglie.

Scaldare in una grande padella l'olio, aggiungere le foglie di verza, salare e mettere un coperchio.

Dopo circa 5- 10 minuti, quando le foglie risulteranno appassite, mescolare  e sfumare con aceto.

Proseguire la cottura aggiungendo un poco di acqua (circa mezzo bicchiere) per altri 10 minuti circa.

Aggiungere il miele e continuare la cottura a fuoco basso ancora per 5 minuti circa.

Servire dopo aver spolverizzato con noci tritate grossolanamente.